Il 6 ottobre Sölden chiedeva due gare in più. Il 7 il suo ghiacciaio si mostrava quasi nudo. Una contraddizione? Forse no.
Verrebbe voglia di incorniciare le due notizie una accanto all’altra, all’ingresso degli uffici della FIS. La prima, diffusa dall’ORF il 6 ottobre: Sölden vuole aggiungere due superG ai due giganti che aprono l’inverno, a partire dalla stagione 2028. La seconda, ripresa il giorno dopo da blue News: a tre settimane dalle gare, il ghiacciaio del Rettenbach è ancora quasi senza neve. I mezzi vi stendono quella messa da parte in primavera, in cinque depositi coperti per tutta l’estate.
Il paradosso è solo apparente.
Il calendario come avversario
Sölden ha ospitato la sua prima gara di Coppa del Mondo il 30 ottobre 1993. Franck Piccard vinse il gigante, Anita Wachter quello femminile il giorno dopo. Dal 2000 è qui che il circuito riparte ogni autunno. L’idea è di Jakob «Jack» Falkner, a capo degli impianti di risalita, che ha fatto di un ghiacciaio tirolese il primo appuntamento dell’inverno, quando a valle è ancora autunno.
Lunedì 12 ottobre, ore 14.20, sulla webcam del ghiacciaio: 1 °C, i cannoni sparano, e la pista è l’unico nastro bianco in un paesaggio di roccia e morena.
Non si vince questa scommessa contro il meteo per un quarto di secolo senza un solido senso dell’intendenza. I cinque depositi ne sono la prova: qui si conserva la neve di un inverno per quello successivo, come altri mettono il vino in cantina o il whisky in una botte di sherry. Secondo Markus Waldner, allora ancora direttore delle gare maschili della FIS, ce n’è già abbastanza per coprire tutto il tracciato con una cinquantina di centimetri. Il controllo neve è annunciato per il 15 ottobre.
Raddoppiare la posta
Non mi sorprenderebbe se la richiesta dovesse meno all’appetito che al calcolo. Due gare in più significano due giorni, se non un fine settimana in più: ore di televisione, pernottamenti, partner. Quanto basta per ammortizzare ciò che ormai costa un autunno su un ghiacciaio. Nessuna dichiarazione pubblicata lo dice. È la lettura di un osservatore che ha visto gli austriaci trattare lo sci come tutto il resto: da pragmatici.
L’obiezione di chi se ne va
Markus Waldner, che dirige ancora le gare maschili, ha risposto senza giri di parole. La parte alta del Rettenbach gli sembra troppo piatta per un superG.
« Es ist jetzt nicht der selektivste Hang für einen Super-G. »
Gli si potrà obiettare che è meglio un superG tecnico nella parte alta che nessun superG… Tanto più che la velocità si fa attendere in calendario: la stagione 2026 ha disputato il suo primo superG solo il 27 novembre 2025, a Copper Mountain. La stagione 2027 segue le stesse linee, e le donne devono pazientare fino a Beaver Creek, a dicembre. Due superG in Tirolo in apertura sposterebbero le lancette avanti di quasi un mese. Finché il ghiacciaio vorrà prestarsi.
Ha soprattutto un’altra obiezione: un ghiacciaio all’inizio di novembre non è una promessa, e cita le gare di Zermatt, annullate nel 2022 e di nuovo nel 2023. Due giorni dopo, l’8 ottobre, annunciava che avrebbe lasciato all’inizio della stagione. Peter Gerdol, suo omologo per le donne e ora suo sostituto alla guida di entrambi i circuiti, giudica i piani interessanti, a patto di esaminare il pendio. La FIS non ha confermato nulla.
Un ghiacciaio non è uno stadio
Il cuore della questione è altrove. Un ghiacciaio non è uno stadio: è vivo, si muove, ha i suoi umori. La vera domanda non è se Sölden correrà due volte o quattro. È quanti autunni ancora il Rettenbach accetterà di aprire la stagione. Raddoppiare la posta è forse un modo di pagare l’assicurazione.
Jack Falkner deve presentare il suo progetto al nuovo presidente della FIS, Alexander Ospelt, nel fine settimana dell’apertura. Sulla neve dei cinque depositi, dunque. Non si potrebbe sognare cornice migliore per perorare la propria causa, né peggiore.
Appuntamento al cancelletto.
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